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Goji: un po' di storia

Pubblicato da La Redazione il

storia del goji

La piccola bacca rossa che nasce dall’arbusto del Goji appartiene alla famiglia delle Solanacee.

Le informazioni storiche provenienti dalle regioni cinesi ne attestano il suo uso e raccolta da oltre 2500 anni, nel corso dei quali le bacche e i suoi derivati hanno assunto una considerazione sempre più rilevante nella medicina tradizionale asiatica. Si racconta che il nome “Goji” nasca nel 1973 da alcuni ricercatori dell’istituto botanico tibetano Tanaduk Research Institute, che pare l’abbiano coniato per primi.

L’inizio della diffusione del nome “Goji” è poi seguita a partire dalle prime esportazioni fatte delle bacche di Goji.

Questo nome, infatti, era stampigliato sugli imballaggi originariamente destinati al thè che contenevano le bacche dirette al mercato estero, nello specifico per il Tenzing Apothecary Momo nel Pike Place Market di Seattle, Washington.

Questo è stato il primo esercizio occidentale a commercializzare il Goji (come raccontato dagli stessi ricercatori dell’istituto botanico).

Molte varietà di bacche di Lycium crescono in tutto il mondo, ma le bacche di Goji tibetano (Lycium barbarum L.) crescono spontaneamente solo in qualche zona degli altopiani del Tibet, della Cina del Nord e soprattutto della Mongolia. Nello specifico, la regione più importante per la coltivazione del Goji è il Ningxia, nella parte settentrionale della Cina, in cui scorre il Fiume Giallo. In queste zone (Tibet, Cina del Nord, Mongolia) sussistono le migliori condizioni ambientali di crescita per il Goji tibetano.

Il terreno è generalmente alcalino (pH di 8,2-8,6), ricco di sali minerali, le temperature variano da molto fredde a molto calde (da -26°C in inverno a +39°C in estate). Queste condizioni contribuiscono a irrobustire le piante, che riescono a sopravvivere sviluppando sostanze particolari che le rendono più forti e ricche di principi attivi.

Negli ultimi anni, il Goji è entrato a far parte della cultura occidentale e, supportato da molteplici ricerche scientifiche, sta raggiungendo un pubblico sempre più ampio, attirato dai benefici che vengono tramandati nei secoli dai medici delle cliniche tradizionali dell’Himalaya, i quali si avvalgono dei criteri della medicina tradizionale tibetana.

E in Tibet, come anche estesamente in Cina, le bacche sono tradizionalmente ritenute una fonte naturale di salute e giovinezza da tempi remoti, tanto da soprannominare le bacche “Il frutto di lunga vita”.

Nel corso del tempo è nata un po’ di confusione riguardo a quale sia il vero e originale Goji tibetano. All’origine di questa confusione c'è un'azienda americana di multilevel marketing, che ha iniziato a commercializzare un prodotto chiamato succo di Goji himalayano e succo di Goji tibetano. Nell'etichetta di questi prodotti è possibile leggere che il prodotto è fatto con wolfberry (Lycium chinense Mill.) e non con l'originale Goji tibetano (il cui nome scientifico è Lycium barbarum L.)

La maggior parte delle ricerche scientifiche fanno riferimento al Lycium Barabarum L. i cui principi attivi, proprietà, caratteristiche e risultati comprovati  lasciano pensare che esso non sarà la “classica” moda momentanea proveniente dall’Oriente, ma un possibile e concreto supporto quotidiano al benessere delle persone.